Mia figlia ha seri problemi ma manifesta un netto rifiuto di andare dallo psicologo

Domanda

Sono la mamma di una ragazza di 36 anni con problemi di paure, ansia, ossessioni, e con un netto rifiuto di andare dallo psicologo. Il suo pensiero fisso è trovare un “bravo ragazzo” che la capisca. Con i ragazzi ha avuto esperienze negative, ha trovato sempre le persone sbagliate. Non ha consapevolezza del suo problema, non so come fare per fargli acquisire consapevolezza e farsi curare. A volte mi confida di avere pensieri fissi che gli consumano molte energie, ma allo stesso tempo non si smuove dal suo rifiuto di andare dallo psicologo. E’ da diversi anni che combatte con questi problemi al punto che non riesce a mantenere il posto di lavoro. Penso si tratti di DOC. Cosa posso fare per convincerla a venire da lei a curarsi? Lo ringrazio anticipatamente per la possibilità che mi ha offerto di esporre il problema.
Saluti
A.

Risposta

Buongiorno, la situazione di sua figlia è abbastanza comune, in quanto  le persone con problemi psicologici evidenziano spesso un marcato rifiuto di andare dallo psicologo. Questo accade perchè i problemi psicologici vanno a ledere proprio quelle funzioni psicologiche che sono necessarie per avere piena consapevolezza del propblema e contemporaneamente attivano resistenze psicologiche contro i processi di cura. Tuttavia esistono manovre specifiche per aggirare la mancanza di una piena consapevolezza del problema e le resistenze psicologiche generate dal problema stesso. Per attivare tali manovre, laddove il paziente si rifiuta di andare dallo psicologo, è necessario che tutti i familiari disponibili si rechino insieme dallo psicologo e collaborino per qualche seduta seguendo le istruzioni loro fornite. In questo modo si cambia il contesto relazionale in cui il paziente si trova inserito e si induce un riposizionamento psicologico del paziente che può esitare nell’accettare il processo di cura o nel ridurre drasticamente il comportamento problemtico. Abbiamo una casistica molto ampia di tali situazioni nelle quali queste manovre relazionali ci hanno consentito di intervenire in casi apparentemente bloccati. Per maggiori informazioni su queste manovre veda la sezione terapie indirette nel mio sito

Cordiali saluti.

Soffro di continui attacchi di panico, cosa si può fare?

Salve, soffro di continui attacchi di panico.
Due giorni fa e venuta a mancare una persona che conoscevo e sono due giorni da incubo,ho solo pensieri negativi pianto spasmi, come se fossi in un continuo stato si shock.
Questo evento mi sta portando ad una crisi di nervi.
Sono preoccupato. Cosa si può fare?

 

Risposta

Salve, il Disturbo d’ansia con attacchi di panico può creare stati di malessere molto intenso, che a volte arrivano anche a compromettere le funzioni lavorative, sociali e familiari. Può essere innescato da eventi critici, in soggetti predisposti, ma anche essere completamente slegato dagli eventi.

Gli Attacchi di Panico si caratterizzano per una reazione emotiva violenta e spesso improvvisa di paura, in assenza di un reale pericolo esterno. Non di rado si verificano di notte, e producono violenti risvegli, ma più frequentemente si verificano nelle ore diurne. Questa grande reazione di paura può essere accompagnata da uno o più sintomi somatici molto forti (tachicardia, sudorazione, tremiti, dolori al petto, sensazione di afissia, brividi o vampate di calore, nausea, sensazione di vertige o “testa leggera” o di imminente svenimento, ecc.). Quasi sempre l’individuo riporta paura di impazzire, di perdere il controllo  oppure paura di morire, tanto che non di rado le persone colpite finiscono in Pronto Soccorso per timore di avere un infarto in corso.
Per quanto possa spaventare chi ne soffre, gli Attacchi di Panico,  se curati, hanno prognosi positiva nella stragrande maggioranza dei casi, soprattutto se trattati con certe psicoterapie ( nel 90-95% si risove definitivamente il problema). La durata dell’intervento di cura può essere diversa a seconda del metodo usato: le psicoterapie brevi, sopra menzionate, arrivano alla remissione completa nel giro di un massimo di 10 sedute (ma si inizia a stare meglio fin dallla terza seduta, e non di rado l’intervento si chiude a 5-6 sedute). Non è vero che più lunghe sono le psicoterapie, più l’intervento è approfondito. La lunghezza dipende dalle tecniche usate.

Spesso chi nè soffre, pensa che la soluzione sia capire  le cause degli Attacchi di panico, per rimuoverle e arrivare ad una guarigione. In realtà le psicoterapie che vanno alla ricerca delle cause, oltre ad essere inevitabilmente molto lunghe, spesso migliorano solo  la gestione degli Attacchi di Panico, senza però riuscire a eliminare il Disturbo. Le psicoterapie brevi, invece, focalizzandosi sui meccanismi emotivi che mantengono e alimentano il Disturbo, riescono con poche semplici manovre terapeutiche a disinnescare definitivamente il meccanismo degli Attacchi di panico.

Molti consigliano l’uso di farmaci, come terapia principale o in associazione ad una psicoterapia. In realtà, va precisato che nelle psicoterapie tradizionali, quelle che vanno alla ricerca delle cause, il farmaco può essere un utile supporto per poter fare il lungo lavoro conoscitivo, mentre nelle psicoterapie brevi il farmaco non risulta necessario per ottenere la guarigione.

Va infine ricordato che gli attacchi di panico curati esclusivamente con i farmaci hanno come effetto collaterale quello di diconsolidare la vulnerabilità psicologica dell’individuo, rendendolo più soggetto a successive ricadute di Attacchi di panico. Solo laddove il soggetto non vuole fare una psicoterapia, oppure fa una psicoterapia che non da risultati positivi, la terapia farmacologica può essere un utile strumento per limitare i danni e circoscrivere la disfunzionalità.

Cordiali saluti

 

Come aiutare una persona che rifiuta di andare dallo psicologo?

DOMANDA:

Salve, il mio ragazzo ha gravi problemi psicologici. Non ne ha mai parlato con nessuno, finché non ha conosciuto me alcuni mesi fa. Sono davvero impaurita perché in alcuni giorni è gravemente depresso ai limiti del sopportabile e con forti attacchi di panico. Non riesce a stare in mezzo alla gente (anche se a vederlo sembra naturale e molto più socievole della maggior parte delle persone) Non vuole parlarne con nessuno.
Ho bisogno di aiutarlo, ma non saprei come visto che non vuole farsi vedere da nessuno. Cosa posso fare?

RISPOSTA:

Salve, purtroppo non di rado, la presenza di un problema psicologico va a bloccare e/o distorcere la capacità di esserne pienamente consapevole e soprattutto la capacità di chiedere aiuto e cure. Questa complicazione, abbastanza frequente, può pregiudicare in maniera definitiva la possibilità di essere curati, perché le cure psicologiche non possono essere imposte (come quelle farmacologiche), e necessitano della piena collaborazione del paziente. Tuttavia in siffatti casi, la situazione, per quanto complicata, non è irrimediabile. Esiste infatti la possibilità di ricorrere alle cosiddette Psicoterapie indirette, qualora vi siano familiari o persone vicine disposte a “mettersi in gioco” per aiutare la persona. Tali forme di intervento, basate su un’ottica strategico-sistemica, sfruttano il fatto che ogni individuo (sistema individuale) è sempre interconnesso e si mantiene attraverso relazioni con altri individui, all’interno di specifici sistemi contestuali, tanto che cambiando alcuni elementi in tali individui e nei relativi contesti di appartenenza, si produce una perturbazione e quindi un cambiamento nella persona con problema. In genere, agendo sui soggetti in relazione con la persona problematica, e sui contesti in cui tale persone vive, si ottiene con poche sedute uno spostamento significativo che aumenta la consapevolezza del problema e la capacità di chiedere aiuto, con il conseguente avvio di una Psicoterapia diretta. Tuttavia, in alcuni casi, le Psicoterapie indirette possono anche portare alla vera e propria risoluzione del problema stesso, o ad un suo significativo ridimensionamento. La casistica in ambito scientifico, anche con problematiche molto serie e cronicizzate, ci permette di dire che molto si può fare, anche qualora il paziente si rifiuta di andare dallo psicologo.

Quando è necessario rivolgersi allo Psicologo?

Domanda

Voglio iniziare questo blog, ponendomi io stesso una domanda che spesso molte persone, nel mio lavoro ma anche nella vita privata, mi rivolgono. Quando è necessario rivolgersi allo Psicologo?

Risposta

Questa domanda potrebbe sembrare semplice per un addetto ai lavori, ma in realtà non è affatto scontata.
Secondo il cosiddetto “buon senso”, quando una persona sente un
malessere interiore dovrebbe rivolgersi allo psicologo. Tuttavia, se si guarda con attenzione, si potrà notare che ognuno di noi, in ogni momento, ha qualche forma di malessere, dato che sistematicamente siamo colpiti, direttamente o indirettamente, da eventi negativi (basta guardare un telegiornale e vorrei vedere chi non sente un certo malessere). Se le cose stessero dunque così, ogni persona, in ogni momento della vita, dovrebbe andare dallo psicologo, ma questo con tutta evidenza non può essere accettato.
Secondo una psicoterapia tradizionale, che si focalizza sull’aumentare la conoscenza di sè, una persona deve andare in psicoterapia quando sente il bisogno di conoscersi meglio. Considerando che tutti vorrebbero conoscersi meglio, e che alla conoscenza non c’è mai fine, ogni persona in ogni momento dovrebbe fare una psicoterapia. Anche qui qualcosa non torna perchè si potrebbero intravedere dei rischi di entrare in circuiti senza fine, ma in questo caso, se la spinta è il desiderio di conoscersi, potremo accettare che in fondo ognuno ha la libertà di scegliere le modalità attraverso cui conoscere sé stesso.
La risposta che do io alla suddetta domanda è diversa e parte da una constatazione molto semplice. La psicoterapia, almeno quella che faccio io, è uno strumento per cambiare sè stessi laddove il soggetto non sia riuscito a farlo autonomamente. Tutti gli esseri umani cambiano in continuazione, ma in alcuni momenti, su alcuni aspetti, non riescono a farlo e allora tra le varie iniziative che possono intraprendere vi è anche la psicoterapia. In senso lato, si potrebbe dire che anche un lungo viaggio, o altre esperienze di vita possono produrre un cambiamento, ma certamente tra tutte le cose che si possono fare per cambiare, la psicoterapia è l’unica scientificamente validata. Cosa significa concretamente voler cambiare sè stessi? Significa voler aver pensieri, emozioni e comportamenti diversi da quelli che si hanno, eliminandone alcuni che si ritengono disfunzionali, o creandone altri che si ritengono più appropriati. Ovviamente con una psicoterapia si può cambiare solo sé stessi: tuttavia sebbene non si possano cambiare gli altri o la realtà esterna, si puó cambiare il peso che gli altri e le realtà esterne hanno su di noi, il che può equivalere a liberarsi dall’oppressione esercitata dalle condizioni esterne.
Questa, in concreto, è la mia risposta. Ovviamente data questa premessa, la psicoterapia diventa un percorso chiaro e circoscritto, con obiettivi definibili e valutabili, senza il rischio di interventi senza fine.